Massimo Lucidi

Garante della Tua comunicazione - Emotional Designer

Essere giovane imprenditore a Napoli

Questa memoria vuole essere la testimonianza più autentica delle difficoltà umane ancorché ambientali nelle quali un giovane, che vuole fare Impresa a Napoli, si imbatte.

La mia storia diventa difficile appena percepisco che sto crescendo e che è possibile fare qualcosa di serio, a Napoli: nel maggio del 2004 registro interesse da grandi aziende come Auricchio e Barilla, e metto a cena gli ambasciatori di Israele e Palestina, a Napoli, perché “il Mediterraneo e la buona tavola uniscono popoli e culture diverse”.

Il desiderio, mai celato, apparve  subito chiaro ai commensali, (industriali alimentari e destra-sinistra di Governo nazionale e locale): realizzare a Napoli una manifestazione fieristica sull’alimentazione che potesse dare coraggio, incentivare relazioni economiche, dare un segnale di speranza e di rilancio.

Mediterraneating, questo il neologismo nato a tavola, avrebbe consentito di voltare pagina da un livello mediocre di manifestazioni messe in campo a Napoli.

Io credo fortemente che ciascuno attraverso il proprio lavoro ordinario possa rendere testimonianza di un Amore, di un Impegno, di una Storia più grande, vera ed eterna: questo mio stile di lavoro si percepisce subito perché vivo un’etica del lavoro, dell’impresa che rispecchia la mia fede cattolica.

Atto 1° La prima manifestazione è all’insegna di un lavoro estenuante, che spesso dura fino a mezzanotte in ufficio, ma che porta ad un risultato  straordinario: in appena 3 mesi oltre duecento aziende prendono parte a “Mediterraneating”. A Napoli si può: questo lo slogan che lanciai seppur non nascondendo le difficoltà del tessuto professionale che stentava ad essere coinvolto. Investii tutti i soldi incassati nel brand, perché questo significa fare una fiera vincente: puntare sul futuro… Un’azione spot non basta.

Atto 2° A dicembre 2004, firmo un contratto definito “capestro” dai miei avvocati, perché unilateralmente difende i diritti della sola Mostra d’Oltremare; vengo indotto dal Presidente e dal Direttore alla firma perché “tanto ogni eventuale difficoltà occorsami, sarebbe stato oggetto di incontri e verifiche periodiche; tutti gli organizzatori firmano questo tipo di contratto; sai, dobbiamo tutelare questa azienda, essendo l’unica area fieristica…”. E così tra sorrisi e strette di mano, parte la seconda edizione della manifestazione.

Atto 3° Per questa edizione, novembre 2005, mi accorgo di avere una missione difficile, non condivisa (ma forse nemmeno capita) dalla governance politica. Ma vado avanti: capisco che solo la continuità e la programmazione può innescare un fenomeno di cambiamento, una crescita di credibilità del nostro sistema territoriale. In altri termini,  mi era chiaro che un’edizione fieristica non regge: occorre continuità e professionalità. Ecco perché con maggiore entusiasmo credemmo di realizzare una seconda edizione vincente: purtroppo troppo tardi mi resi conto che gli impegni assunti dalle istituzioni potevano sciogliersi come neve al sole.

La seconda edizione si realizzò comunque, e nel rendicontare i risultati economici, in perdita, provvidi a chiedere un incontro urgente col Presidente Cercola.

E qui viene giù la maschera.

Il senso di questo scritto è proprio qui: una testimonianza assoluta sul livello meschino e mediocre di questi amministratori pubblici  a capo di un’azienda (pubblica) partecipata, attenti non al bene comune, non agli sforzi oggettivi sulle iniziative, alla vita delle imprese, al giudizio professionale sulle persone ma una mera verifica delle opportunità e delle contingenze legate alla politica delle appartenenze. Una logica miope, tutta politica, ma con la p minuscola.

E il vento della politica soffiava forte a gennaio 2006: le elezioni erano in vista.

Le difficoltà che un giovane onesto, pulito, rigoroso, attento diventano insormontabili eppure di fronte a queste sono convinto oggi più che mai che non si deve scappare; “non bisogna avere paura” ma bisogna vivere tutto fino in fondo, dire la verità, vivere nella Verità perché solo questa adesione al Vero ci rende liberi.

Questa testimonianza che vi rendo mi emoziona perché so che nello scriverla, potrei non vedere il giorno in cui arriverà la parola finale.

Atto 4° A dicembre 2005 mi appare chiaro che va rinegoziato il rapporto con la Mostra d’Oltremare: in queste condizioni diventa impossibile fare la terza edizione della fiera (la seconda da contratto ndr). Il continuo (sempre verbale) ondivagare, tergiversare, rassicurare verbalmente e ammonire per iscritto della Presidenza MdO nei miei confronti era comprensibile solo per l’attivismo dei diversi organizzatori, comunque “competitors” sospinti dalle contingenze politiche

L’unico dato vero è che io chiedevo un tempo di ragionamento assieme, un incontro con il Presidente e il direttore per capire se gli ostacoli della macchina amministrativa che vedevo oramai profilarsi non solo nel Ministero delle Politiche Agricole ma anche e soprattutto a livello regionale si potevano superare. Assieme. Come spesso mi veniva detto. Ma niente non c’era mai tempo per un incontro.

Atto 5° candidatura Nel frattempo la città è in ginocchio e appare all’orizzonte un candidato capace almeno di innalzare il livello competitivo. Sì la competizione in Politica è necessaria per migliorare la qualità del personale umano e rendere più aderente ai cittadini, agli elettori, l’operato concreto. Malvano andava aiutato anche a costo di impegnarsi pubblicamente: iniziai a collaborare per la stesura del programma; mi ritrovai candidato a presidente proprio nella X Municipalità , quella della MdO per il centro destra. La cosa non piacque ai principali azionisti della Mostra: cioè il Comune di Napoli perché…

Atto 6° La Mostra d’Oltremare chiese i soldi con una veemenza inusitata, tutta tesa a esasperare la persona fisica Massimo Lucidi che a questo punto non avrebbe più saputo come gestire il quotidiano personale, di lavoro e l’eccezionale momento di campagna elettorale. Mi chiedono i soldi, tanti e subito, a saldo della manifestazione 2005, proprio loro che non davano appuntamento, colore i quali non rispondevano alle mie richieste di incontro e di dialogo ad aprile si fanno avanti con minacce di azioni giudiziarie.

Occorreva trovare subito i soldi – mi dicevo tra me; ma per fare cosa?- non sapevo rispondere.

Atto 7° La risposta arriva quando scopriamo che il competitor “Elementi” viene confermato dalla Mostra a dicembre 2006. Vergogna!  Mi chiedevano soldi per farmi fare poi una fiera che definire impossibile è poco. Sarebbe stata inutile, falsa, farsa. Mi volevano morto anche nella dignità.

Atto 8° Cosa fare? Con la fiera “Elementi” dopo due settimane dalla terza edizione di Mediterraneating non è neanche pensabile farla: abbondava ogni tipo di patrocinio pubblico possibile (solo dopo scopriremo che è falso ndr) noi non siamo in grado di pagare ma… Pago. Oltre 85.000 euro per non farla più: il tutto avviene appena la banca mi innalza lo scoperto sul conto. Operazione rischiosa ma i soldi del 2005 li dovevo e comunque pagavo per non fare più la terza manifestazione: fui chiaro e per questo mi feci accompagnare dall’avvocato Massara. “Pagavo e non facevo più la fiera 2006” questa condizione sarebbe stata riportata nell’atto affidato a Massara per la redazione e l’invio alla Mostra. Tutto chiaro tra Galantuomini dove vige la regola della parola: pagavo pur non avendo la protezione di un “accordo scritto”, unica mia garanzia giuridica.

Atto 9° Così definito l’affaire, partivo per gli USA per un master annunciato anche nella riunione con la Mostra d’Oltremare. Ma a  questo punto della storia Cercola si è mostrato bugiardo e approfittatore: sapeva che partivo per gli USA ma ci scrive con l’avvocato Imparato e cambia le carte in tavola: il Presidente Cercola chiede soldi anche per uscire.

Atto 10° trattative respinta. Io non ho soldi da offrire per coprire un errore di buona fede

Conclusione

Altro che supply chain, altro che professori, altro che professionisti, “Aiutiamo i giovani”?!…Solo slogan vuoti, senza seguito, l’ho verificato, purtroppo, sulla mia pelle.

Solo cerimonieri della politica dell’appartenenza, solo meschini e doppio giochisti…

2 Commenti »

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2 Risposte a “Essere giovane imprenditore a Napoli”

  1. 1

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