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In Trump Tower Massimo Lucidi presenta USIT INSTITUTE

Ieri sera al ristorante della Trump Tower, in New York City, si è consumata un’esclusiva cena su inviti nella quale è stata presentata la USIT INSTITUTE, una società americana partecipata dal giornalista Massimo Lucidi, dall’industriale bresciano Stefano Cervati e dal politologo americano George Guido Lombardi, il famoso amico del neoeletto Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e suo vicino di casa da oltre trent’anni, sia nella Trump Tower che nel prestigioso ed esclusivo club di Mar-a-Lago, in Florida.
“USIT INSTITUTE, forte degli strumenti innovativi di net-reputation e net-working, sviluppa il lavoro di Business Introducer – ha dichiarato il giornalista Lucidi aprendo i lavori dell’incontro a porte chiuse, che ha visto numerose personalità intervenire – studiando i dossier che vengono realizzati dalle imprese che si candidano ad aumentare i propri fatturati, ricorrendo alla internazionalizzazione come fattore strategico e in particolare allo sviluppo del proprio marchio sul mercato americano, e dal mercato americano su quello globale”.
Subito dopo l’intervento di Lucidi, la preghiera di Mons. Hilary Franco ha aperto la cena. L’advisor della Delegazione Apostolica della Santa Sede presso l’ONU, ha sottolineato l’importanza, in questo momento storico, della “pace in uno scenario globale sempre più complesso”.
La presenza di quaranta imprenditori italiani al tavolo è stata contrassegnata anche dalla partecipazione istituzionale di Regione Lombardia. Sono, infatti, intervenuti per portare i propri saluti i Consiglieri Regionali Marco Tizzoni e Antonio Saggese i quali, con un intervento particolarmente sentito oltre al classico saluto di rito, hanno entrambi sottolineato “l’esigenza del dialogo transatlantico” e hanno attribuito alla loro presenza il “ruolo di accompagnamento di numerose imprese lombarde (circa venti, ndr) che hanno scelto USIT INSTITUTE per sviluppare il proprio dialogo commerciale e di business con gli Stati Uniti”.
La cena è stata anche l’occasione per conoscere alcuni imprenditori americani impegnati nel settore del real estate, dell’innovation technology e della finanza.
Durante la cena George Lombardi, con un appassionato intervento pubblico, ha sottolineato l’importanza “dell’analisi di scenario per chi, nel mondo, è imprenditore a trecentosessanta gradi”. Nel suo intervento, infatti, Lombardi ha toccato numerosi temi, da quelli legati all’amministrazione americana a quelli di politica internazionale, partendo dalla Nord Corea e accennando ai rapporti con la Cina e la Nato e, inoltre, affrontando la delicatissima questione della Russia e del Medio Oriente. “Tutti intrecci di minacce ma che svelano grandi opportunità per quel sistema chiamato Italia” ha concluso Lombardi.
Al termine della cena USIT INSTITUTE ha voluto dedicare alla Delegazione Pontificia una targa che Mons. Franco ha accettato ricordando che “Papa Francesco si sta battendo con lo stesso straordinario impegno di Giovanni Paolo II per la pace in questo periodo storico particolarmente delicato”. Ha poi ricordato la visita di Papa Francesco negli States e alle Nazioni Unite “in linea con la prima grande visita di un papa nel 1965 all’ONU, Paolo VI, nella quale dichiarò «never war again»”.
Non poteva che partire da questi auspici internazionali, e da queste tante autorevoli presenze, il lavoro di USIT INSTITUTE, che si afferma il miglior partner per lo sviluppo delle imprese e del Business Introducer, sia nel mercato americano che in quello globale.

La Francia e il Presidente (futuro)

Il giornalista Massimo Lucidi ha scritto questo pezzo giusto ieri dalla casa di George Lombardi commentando i dati elettorali a caldo.
Nella foto l’articolo del New York Times che parla di George Lombardi quale punto di riferimento dei movimenti sovranisti in Europa.

Dopo il risultato delle elezioni di ieri, si può constatare che è la prima volta che nella Francia Repubblicana i due partiti tradizionali, i Repubblicani e i Socialisti, non sono riusciti ad ottenere un numero di voti sufficientemente elevato per accedere al ballottaggio, lasciando così il posto al centrista indipendente Emmanuel Macron, leader di En Marche, e alla leader del Front National Marine Le Pen.
Le carte si giocheranno il 7 maggio quando si svolgerà il ballottaggio tra i due leader.
Comunque vada il voto è stato un eccellente risultato per ambedue i candidati, i quali sono riusciti a spazzare via i partiti tradizionali oramai ingolfati nei giochi di potere.
Il candidato anti sistema per eccellenza, Marine Le Pen, sostenuta da oltreoceano, dovrà, però, faticare per vedersi aggiudicata la guida dell’Eliseo dato che, per ora, nessun già candidato alle presidenziali le ha dato l’endorsement, cosa che, invece, il leader centrista ha già ricevuto.
Il ballottaggio sarà un test anche sull’effetto Trump, quel Presidente degli Stati Uniti che ora governa e che quindi assume difficili decisioni, non più il candidato che batte la Clinton e che trasmette entusiasmo, positività e cambiamento.
La Francia riuscirà a tornare protagonista nel panorama internazionale solo con la rivoluzionaria vittoria del Front National, guidato dalla Le Pen.
Ma sarà sufficiente l’endorsement che arriva da oltreoceano per parlare direttamente al cuore di una nazione ferita dal terrorismo islamico, divisa dagli immigrati e resa conformista e “politically correct” dal movimento di Macron o prevarrano le forze conservatrici?